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La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, si dice.

Chi non tenta non sbaglia. Al giorno d’oggi possiamo dire: di epic fail è pieno il mondo, specie quando si parla di marketing e cura del proprio brand. Il confine tra il successo e l’errore più clamoroso è sottile come una corda di chitarra. Chi non ricorda lo spot televisivo della Motta dove una simpatica mamma finisce disintegrata dalla caduta di un asteroide?

I pilastri della comunicazione ci insegnano che per parlare efficacemente bisogna conoscere, oltre al linguaggio, anche il contesto culturale e la sensibilità del potenziale target.

Ma se uno spot pubblicitario può essere cancellato dai palinsesti con pochi danni e qualche sberleffo, ci sono errori che possono costare molto più caro.

Negli anni ’90, i meccanismi relativi al SEO erano ancora poco conosciuti. Nel 2006, quando gli algoritmi dei motori di ricerca non erano più una faccenda per pochi cervelloni eletti, la BMW è riuscita nell’impresa di far “cacciare” il proprio sito tedesco da Google. La motivazione? Un esercito di parole-chiave nascoste all’interno del sito che avrebbero dovuto potenziare l’indicizzazione della pagina. Una figuraccia condita da un danno notevole, in quanto nell’era di Internet essere fatti fuori da un motore di ricerca come Google equivale alla cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva.

Le cose non sono facili neppure per chi deve gestire la propria immagine nel mondo dei social. Tra gaffe, hashtag sbagliati e termini fuori luogo, assistiamo quasi quotidianamente ai passi falsi di chi, a pensarci bene, potrebbe permettersi più di un copywriter.

Come ha spiegato la sociologica Nicoletta Vittadini, «il vero problema è la reazione della rete, che genera una catena di visibilità difficile da correggere».

Nell’era dei social una strategia comunicativa sbagliata può tradursi in una pubblicità negativa che può diventare ancora più virale.

La comunicazione in rete è un processo che richiede attenzione. Commettere errori è facile. Lo sanno meglio di tutti i professionisti: non si finisce mai di imparare!

 

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